Condominio e appropriazione indebita dell'amministratore.

Condominio e appropriazione indebita dell'amministratore.

La Corte di Cassazione Penale, Sez. II, con la sentenza n. 45902 del 14 dicembre 2021

ha condannato per appropriazione indebita aggravata l’amministratore di condominio che ha incassato somme dai condòmini, ma che non ha usato per le spese condominiali.

Fatto: 

La Corte di appello di Torino confermava la sentenza di primo grado del Tribunale che aveva condannato l’amministratore di condominio alla pena di anni due di reclusione ed euro 450 di multa per più episodi di appropriazione indebita aggravata continuata oltre al risarcimento dei danni. Avverso tale sentenza, l’amministratore di condominio ha proposto ricorso per cassazione.

Decisione.

Il ricorso è inaccoglibile.

La sentenza impugnata ha  confermato la correttezza della sentenza del Tribunale. Ha verificato che, a fronte degli incassi di somme da parte dell’amministratore da destinare ai pagamenti delle spese condominiali, era risultato un ammanco di somme.  Logicamente tali somme, non erano state destinate alle finalità per le quali i condòmini le avevano affidate all’amministratore. Ciò era sufficiente per dimostrare la responsabilità dell’imputato. Considerata la veste di mandatario dell’imputato e l’assenza di prove contrarie fornite dallo stesso per giustificare la differenza tra le somme che dovevano risultare in cassa o impiegate per i pagamenti, e le somme effettivamente rinvenute. Va, pertanto, riaffermato il seguente principio di diritto.  “Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore condominiale che, ricevute le somme di denaro necessarie dai condomini, ometta di effettuare i dovuti pagamenti senza necessità di provare la diversa destinazione impressa alle somme”.

La Corte territoriale ha evidenziato come i condòmini avessero chiesto spiegazioni all’amministratore. Come risulta da alcuni verbali di assemblee condominiali, aveva ammesso l’esistenza di debiti anche significativi.

In particolare, l’imputato, all’atto della cessazione dell’incarico, aveva consegnato a ciascun nuovo amministratore un documento denominato “situazione contabile” in cui aveva indicato la somma della quale il condominio era nei suoi confronti creditore; lo stesso, inoltre, si era impegnato nei confronti di quasi tutti i condominii a restituire le somme mancanti.

La sentenza dà atto, altresì, che, in molti casi ed in diversi contesti, l’imputato ha riconosciuto di essere debitore di somme anche ingenti, proponendo vari piani di rientro, puntualmente peraltro mai rispettati.

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